Continuo a raccontare della metro di Napoli perché è davvero sorprendente.

Alcune stazioni sono in tema con gli edifici della superficie: la fermata Dante, ha scritti alcuni versi del poeta con dei sottili tubi di lampade al neon.

La fermata Museo, in corrispondenza del MAN Museo Archeologico Nazionale ha una grande statua di Ercole che si riposa dalle fatiche, in vetroresina, alta più di tre metri. Naturalmente nel museo c’è l’originale.

Quella di Municipio offre un affaccio sugli scavi archeologici. I colori delle pareti, dei pannelli che formano la cupola cambiano, a volte sono a specchio e riflettono le persone che camminano.

L’insieme è molto dinamico e vivace, con tutto quel vento, ti sembra di essere in un ambiente stimolante e rassicurante perché meno caotico e convulso della nostra milanese. Bisogna anche dire che la napoletana è piuttosto nuova, ha solo tre linee che non coprono tutta la città. Il biglietto costa un euro.

Il nostro è un alberghetto di otto stanze, un appartamento al quinto piano di un bel palazzo storico sulRettifilo, i napoletani chiamano così il Corso re Umberto e citato dalla Ferrante.

Bei negozi, traffico veloce e lampioni di marmo molto scolpiti barocchi che naturalmente meritavano un’esplorazione tattile. I dettagli meritano attenzione: il portone massiccio, l’ascensore di legno e vetro con doppia porta e cancelletto in ferro lavorato, scricchiola che è una meraviglia, ma sale veloce.

Ci accoglie Alfonso, D’Aragona, mi verrebbe da dire, così lo chiamo signor Alfonso, non osando lo spagnoleggiante Don, mi corregge subito: “Che a Napoli, signor Alfonso è come commendatore. Si ride. Camera doppia con balcone da condividere con la mia compagna di viaggio: un vero tipo sopra le righe, voce da trans che rulla sigarette ovunque, molto simpatica, condividiamo la stanza per contenere i costi e farci compagnia.

Il primo giorno

Abbiamo cominciato proprio bene: viaggio buono e buon albergo, il Rettifilo, la metropolitana e Via Mezzocannone, ancora la Ferrante, i riferimenti all’”Amica geniale” sono dappertutto, non posso fare a meno di pensarci quando sento il nome della via che stiamo percorrendo.

Vi voglio raccontare un dettaglio fondamentale che mi ha colpita subito fin dall’uscita dalla stazione.

Cammino su una pavimentazione strana, non è asfalto, è granulosa, particolare; tutta la città è così: basolato grigio scuro e sanpietrini. Sto camminando su un pavimento solido, forte, dalla tonalità calda. Cammino sulla pietra lavica fornita dal Vesuvio. La sua pietra è sotto ai miei piedi, io la calpesto da turista, ma tutta la città è costruita sopra, tutta no, perché Napoli sta sopra e sotto, ma sopra ancora sta il vulcano dormiente da duemila anni.

Chissà se si sveglierà questa sera, potrebbe anche farlo, è lui che comanda qui, i napoletani lo sanno, però qui sono e qui stanno; la mano sempre pronta a sfiorare il cornetto.

Questo materiale mi piace molto, da’ alla città un’aria solida, naturale e calda, non quella sensazione appiccicosa e sporca e catramosa dell’asfalto.

Mangiamo in giro, per strada, la città è famosa per il cibo di strada. Per le vie del centro ci sono locali, chioschi e bar con pochi tavolini, si mangia in piedi, si prende e si va. Qualche stranezza che ho mangiato: la frittura o frittata, cioè una polpetta fritta molto grossa, immaginate una palla pesante con la crosticina, è fritta appunto, che contiene diversi tipi di pasta, maccheroncini, mezzepenne e via così, sugo di carne, patate e piselli. Non ho parole.

 Zugna e pepe, una specie di tarallo fritto con la sugna e il pepe, non male neanche questo. La crokè, crocchetta di patate con dentro la provola dalla dimensione di tre crocchette normali, e poi la sfogliatella con la pasta frolla oppure di pasta riccia cioè pasta sottile fritta.

Intanto camminando e sostando per mangiare quello che vi ho raccontato si arriva a San Lorenzo. La chiesa è costruita su diversi livelli, scendiamo, la cripta e poi ecco gli scavi archeologici, romani e greci. Tocco i vari muri, quello greco e quello romano, sento le differenze. Accompagnate dalla guida e in questa visita da un’archeologa, facciamo un piccolo laboratorio archeologico.

Si gira un pò. Andiamo in Via San Gregorio famosa per i presepi.

Qui mi è scattato un gran desiderio! Statuine in terracotta di tutti i formati, angeli in cartapesta e terracotta e strutture per presepi. Dovete immaginare degli scaffali con scatole contenenti degli oggetti e oggettini incredibili, per esempio: una scatola conteneva tanti cestini di vimini di forma quadrata e rotonda col manico della dimensione di due cm per lato contenenti caciotte, salamini, uova, mirtilli. Un’altra scatola conteneva tantissime pecorelle, un’altra agnellini, poi maialini, galline con pulcini, verdure: mazzi d’aglio, di cipolle, di cavoli, e poi c’erano i venditori con i banchi da riempire con gli oggetti detti sopra. Ero molto divertita, finalmente trovavo il materiale per il mio presepe. C’erano anche gli angeli da un paio di centimetri a mezzo metro. Così ne ho acquistati alcuni di molto piccoli, sono angeli musicisti da affiancare al mio angelo volante che sovrasta la maternità nel mio presepe. Il negoziante mi ha spiegato la tecnica di realizzazione di alcuni soggetti particolari e mi ha regalato un cornetto piccolo piccolo di terracotta. Sia chiaro, non ci sono cineserie, è tutto lavoro artigianale.

Andiamo a cena e le sorprese non finiscono: scopro una nuova verdura, i “fiarielli”, che cosa sono?

Sono dei broccoli che crescono solo nel napoletano, hanno fiori piccoli e foglie grandi che si mangiano girate in padella con molto olio. Hanno un sapore amarognolo molto buono. Qui tutto il cibo è molto condito.

Gustiamo la cena in una trattoria famosa, siamo contente e verso le 23 torniamo in albergo.

Piccola domanda: perché i dettagli, come ho scritto all’inizio di questa piccola storia sono, per una persona cieca, molto importanti? Ad ogni lettore la sua risposta

 Alla prossima.

A domani.

Secondo Giorno. Napoli sopra e sotto: tufo e basolato, giallo e grigio. La storia continua qui

Articolo precedenteFreccia rossa 1000: Milano Centrale, Napoli Centrale. Si parte
Articolo successivoSecondo Giorno. Napoli sopra e sotto: tufo e basolato, giallo e grigio
Claudia C.
Io sono Claudia. Scrivo per il piacere di esprimermi, per raccontare storie di viaggi che attraversano spazi ampi e minuscoli, tempi minimi e lunghi, sempre vissuti con i sensi tesi e poi travasati qui. Mi muovo tra luce e buio, indago sopra e sotto, dentro e fuori e poi scrivo. Accolgo la benedizione della luce, assorbo il calore del sole, raccolgo nel cavo della mano l'ombra e poi rifletto, prendo tempo, perché la linea che li separa non è mai precisa. Ogni giorno spetalo il mio fiore, di sepalo in sepalo, di petalo in petalo fino a trovare, a sera, il suo colore sulla punta delle dita, o forse, un pungiglione che all'improvviso mi buca la pelle. Io sono Claudia e di questo un po' racconto perché per me l'immagine è parola. E se provate a immaginare, forse vedrete oltre.